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Paragrafo 6 . La definitiva subordinazione dello stato al fascismo.

     
Nel  maggio  del  1928 entr in vigore una nuova legge elettorale,  in
base  alla  quale le elezioni per la camera dei deputati  si  dovevano
svolgere  sulla  base di una lista unica, formata  da  400  candidati,
corrispondenti  ai  seggi disponibili, scelti dal Gran  consiglio  del
fascismo,  su  proposta della confederazione nazionale  dei  sindacati
fascisti  e  di altri enti ed associazioni riconosciute; gli  elettori
avrebbero  dovuto  approvare o respingere la lista in  blocco.  Veniva
cos  ulteriormente sconvolto l'ordinamento istituzionale:  la  camera
cessava  di  essere  un  istituto realmente rappresentativo,  il  Gran
consiglio da organo consultivo

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diventava per certi aspetti un vero e proprio organo costituzionale  e
Mussolini,  che  era  capo  sia del governo che  del  Gran  consiglio,
acquisiva  un  enorme  potere personale. Con ci  si  delineavano  due
aspetti  fondamentali del totalitarismo fascista:  l'integrazione  del
partito  nello  stato e la funzione del "duce" quale perno  e  simbolo
stesso di tale integrazione.
     La   totale  mancanza  di  libert  politiche,  il  consenso  dei
principali  centri di potere, l'attivazione di efficaci  strumenti  di
controllo  su  tutta  la realt sociale e l'introduzione  della  nuova
legge  elettorale  consentirono al regime  fascista  di  riportare  un
completo successo alle elezioni del 24 marzo 1929: la lista unica ebbe
il 98,4% dei voti.
     Il  regime  totalitario  fascista, che  considerava  il  dissenso
politico un delitto contro lo stato da reprimere duramente, tolse ogni
spazio  all'opposizione. Alcune forze politiche cercarono  di  attuare
qualche  forma  di  lotta,  ma con scarso successo;  solo  il  partito
comunista riusc ad operare in tal senso, perch, essendo stato gi in
precedenza  la principale vittima della repressione fascista,  si  era
dotato  di un'organizzazione clandestina e poteva contare sul sostegno
dell'Internazionale comunista.
     Molti  dei  pi  noti uomini politici antifascisti  riuscirono  a
rifugiarsi  all'estero, prevalentemente in Francia, dove cercarono  di
organizzarsi per svolgere propaganda antifascista. In tal senso  oper
la  "concentrazione  antifascista",  formata  a  Parigi  nel  1927  da
esponenti socialisti, repubblicani e della CGdL. Sempre a Parigi,  nel
1929,  Emilio Lussu e Carlo Rosselli fondarono il movimento "giustizia
e  libert",  al quale aderirono socialisti, repubblicani  e  liberali
gobettiani, che oltre all'attivit di propaganda dette vita  anche  ad
un'organizzazione  clandestina per la  lotta  contro  il  fascismo  in
Italia, formata di piccoli nuclei operanti in varie citt.
